Home > L'editoriale di Carlo Sansonetti > BDS Palestina: quando il silenzio diventa complicità

BDS Palestina: quando il silenzio diventa complicità

Sulla Strada OdV aderisce al movimento BDS per la Palestina: una scelta nonviolenta che nasce da venticinque anni accanto ai bambini più vulnerabili del Guatemala e dalla convinzione che consumi, finanza e silenzi possano contribuire a sostenere sistemi di oppressione, anche lontani da noi.

Ci sono immagini che non si riescono più a togliere dagli occhi.

Bambini che vagano tra le macerie ormai soli, senza più famiglia. Bambini ustionati. Bambini che scavano tra le macerie con le mani nude. Madri che stringono corpi senza vita. Ospedali bombardati. Scuole distrutte. Giornalisti uccisi mentre raccontano ciò che il mondo non dovrebbe poter ignorare.

Quello che sta accadendo al popolo palestinese non può essere liquidato come un semplice “conflitto”. Sempre più organismi internazionali, giuristi, osservatori indipendenti e voci della società civile parlano apertamente di punizione collettiva, pulizia etnica e genocidio.

La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha documentato nel dettaglio le strutture economiche, finanziarie e industriali che rendono possibile e redditizio questo sistema.

Di fronte a tutto questo, anche la neutralità diventa una forma di collaborazione passiva.

Una stessa logica, due continenti

Noi di Sulla Strada lavoriamo da oltre venticinque anni accanto ai bambini più vulnerabili del Guatemala: bambini sfruttati, denutriti, dimenticati, feriti dalla violenza strutturale, sociale ed economica. Forse proprio per questo ciò che accade ai bambini palestinesi non ci appare lontano. Li sentiamo dentro la nostra stessa esperienza umana.

Ma c’è qualcosa di più, oltre alla solidarietà emotiva. C’è un metodo.

In Guatemala abbiamo imparato che non basta guardare il prodotto finale. Dietro un petardo colorato esposto sullo scaffale di un negozio abbiamo imparato a vedere il lavoro di un bambino. Dietro quel bambino, una famiglia indebitata. Dietro la famiglia, un sistema economico che aveva bisogno di quella sofferenza per produrre e guadagnare di più. Abbiamo dovuto imparare a seguire il filo fino in fondo — a vedere i fili invisibili che collegano il nostro mondo quotidiano alla vita degli ultimi.

Oggi vogliamo usare lo stesso sguardo per la Palestina.

Seguire i fili invisibili

Dietro le bombe e le distruzioni ci chiediamo: chi produce le armi? Chi finanzia la guerra? Chi trae profitto dall’occupazione? Chi sostiene economicamente questo sistema? Il rapporto della Relatrice ONU Albanese risponde con nomi precisi: aziende dell’industria militare, colossi tecnologici, fondi di investimento, compagnie energetiche, catene della grande distribuzione. Una rete globale di soggetti economici che trae vantaggio o che continua a operare come se nulla stesse accadendo.

Quando un bambino perde le gambe sotto una bomba, perde anche il futuro. Quando un ospedale viene distrutto, viene distrutta la possibilità stessa della cura. Quando vengono uccisi i giornalisti, si tenta di uccidere anche la verità.

Quando si radono al suolo le scuole, si uccide il progetto di un’umanità nuova.

E queste cose accadono anche perché qualcuno le finanzia, le fornisce, le rende possibili.

Non siamo impotenti

Il Consiglio Direttivo di Sulla Strada ha deciso di aderire e sostenere il movimento internazionale BDS — Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni — per la Palestina.

Che cos’è il BDS

Il BDS è un movimento nato il 9 luglio 2005, quando 171 organizzazioni della società civile palestinese lanciarono un appello al mondo chiedendo tre cose: la fine dell’occupazione israeliana e della colonizzazione delle terre palestinesi; la piena uguaglianza per i cittadini arabo-palestinesi di Israele; il rispetto del diritto al ritorno dei profughi. A questi tre obiettivi, dopo l’ottobre 2023, si aggiunge l’urgenza di fermare il genocidio in corso a Gaza.

Il boicottaggio come strumento nonviolento

Il boicottaggio non è uno strumento nuovo, né radicale. È uno degli strumenti storici della lotta nonviolenta: contro il colonialismo britannico in India con Gandhi, nella lotta per i diritti civili negli Stati Uniti, come pressione internazionale contro il regime di apartheid in Sudafrica. In tutti e tre i casi produsse risultati concreti.

La parola stessa nasce nel 1880 in Irlanda, quando la popolazione decise di isolare pacificamente Charles Boycott — un amministratore terriero inglese che sfruttava i contadini locali — senza ricorrere alla violenza: nessuno lavorava più per lui, i negozianti si rifiutavano di servirlo, persino i postini smisero di consegnargli la posta. Fu una forma di pressione così efficace che il suo cognome è entrato nei dizionari di tutto il mondo.

La ragione della nostra adesione

La nostra adesione non nasce dall’ostilità verso un popolo, una religione o una cultura. Nasce dalla stessa convinzione che ci guida in Guatemala da venticinque anni: che il primo dovere di chi sceglie di stare accanto ai poveri sia cercare la verità delle situazioni che li opprimono, anche quando è scomoda, anche quando tocca interessi potenti.

Se per venticinque anni abbiamo denunciato i meccanismi economici che sfruttavano i bambini del Guatemala, non possiamo tacere quando quegli stessi meccanismi riguardano altri poveri e altri oppressi.

Possiamo fare qualcosa, concretamente

Sappiamo bene che un gesto individuale può sembrare piccolo. Ma il silenzio individuale, sommato a milioni di altri silenzi, diventa un muro. Nella storia, molti sistemi di oppressione hanno continuato a esistere grazie all’abitudine, all’indifferenza e alla normalizzazione dell’orrore. Noi non vogliamo abituarci.

Per questo, nei prossimi giorni, pubblicheremo sui nostri canali social una serie di schede informative — semplici, documentate, pratiche — per capire insieme dove e come agire:

  • Su quali aziende concentrare l’attenzione, e perché’ pochi obiettivi chiari valgono più di una lista infinita.
  • Quali marchi della grande distribuzione e del fast food sono coinvolti, e quali alternative sono già a portata di mano.
  • Come fare una domanda concreta alla propria banca sulle sue politiche di investimento.
  • Come leggere la catena economica che collega i nostri consumi quotidiani alle vittime di questo sistema.

Seguici sui nostri canali social per non perdere le prossime uscite.

Perché lo facciamo

Crediamo che la spiritualità autentica non possa separarsi dalla compassione concreta. E crediamo che la dignità umana debba essere difesa ovunque venga calpestata.

Il boicottaggio è un’arma usata dai nonviolenti nella guerra per la giustizia. Non è una soluzione definitiva. Ma è un modo per restare umani. Un modo per non alimentare, con il nostro silenzio e con i nostri acquisti, ciò che percepiamo come una distruzione sistematica di un popolo.

Se il denaro collega tutto, anche la coscienza può collegare tutto.

Carlo Sansonetti

Presidente Sulla Strada OdV

Carlo Sansonetti, presidente di Sulla Strada

L'editoriale di

Carlo Sansonetti

Presidente di Sulla Strada

Carlo Sansonetti è presidente di Sulla Strada. Attraverso questa rubrica condivide riflessioni, esperienze e punti di vista sui temi dell'accoglienza, dei diritti, della cooperazione internazionale e dell'impegno sociale.

Ogni progetto esiste grazie al sostegno di chi sceglie di esserci.

Scopri i diversi modi con cui puoi sostenere le attività di Sulla Strada e contribuire a creare nuove opportunità per bambini, ragazzi e famiglie.