Pasqua: la speranza che prende su di sé le croci del mondo
Ci avviciniamo alla Pasqua feriti dalla guerra, dalla paura e dallo smarrimento.
Le notizie che ci raggiungono ogni giorno sembrano provenire da qualcuno o da qualcosa che è molto più grande e più forte di noi e producono in noi un senso di impotenza, di schiacciamento, quasi di paralisi.
Di fronte alla violenza, alla distruzione, al dolore di interi popoli, il rischio è di chiuderci nel silenzio di una rabbia tutta nostra e nella rassegnazione.
Ma esiste un altro tipo di esperienza di “qualcuno o qualcosa che è molto più grande e più forte di noi”. Quando ci troviamo immersi nella bellezza della natura, quando contempliamo qualcosa di più grande di noi, ci sentiamo non schiacciati ma accolti.
Allora nasce una reazione diversa: pace, fiducia, libertà. Nascono forze nuove da usare per cambiare questo nostro povero mondo. È come se quella grandezza ci restituisse a noi stessi e ci rendesse capaci di pensare, di scegliere e di agire.
È qui che si gioca una differenza decisiva: ci sono realtà che dominano e schiavizzano, e realtà che invece liberano e fanno vivere.
La Pasqua si colloca esattamente in questo passaggio. Perché la speranza cristiana non è un’illusione che nega il male, ma una forza che lo attraversa. È quella che potremmo chiamare, con parole antiche e sempre nuove, una speranza contro e oltre ogni speranza: una speranza che resiste anche quando tutto sembra perduto, che continua a generare vita sempre, anche dentro la morte.
Ma questa speranza non è astratta. Ha un volto concreto. Ha le mani, i piedi, i volti dei più poveri e di quelli che nei poveri e nel loro mondo si identificano e che non si girano dall’altra parte scandalizzati dal male.
Da oltre venticinque anni, attraverso l’associazione Sulla Strada, incontriamo questa speranza nella comunità del Cerro La Granadilla in Guatemala, tra bambini e famiglie costretti dalla povertà a lavorare nella produzione di fuochi d’artificio. Bambini di cinque, sei anni che maneggiano polveri esplosive, che costruiscono “mitraglie” di petardi lunghe decine di metri. Una realtà dura, spaventosa, ingiusta. Una vera e propria specie di guerra.
Eppure, anche lì, grazie a chi si impegna, a chi cammina perseverante con i più poveri e che incarna la speranza contro e oltre ogni speranza, la vita resiste.
- Resiste quando un bambino entra per la prima volta in una scuola.
- Resiste quando riceve un pasto sano.
- Resiste quando può essere curato.
- Resiste quando scopre di saper leggere, scrivere e pensare.
Ma soprattutto, la vita rinasce quando nasce la coscienza: coscienza della propria dignità, coscienza del proprio valore, coscienza della possibilità di cambiare se stessi e la realtà che ci circonda.
Perché nessun bambino è meno degno di un altro. Nessuna vita vale meno.
Pasqua, allora, non è solo un annuncio. È una scelta: è scegliere di stare da quella parte del mondo, dalla parte di questa vita che resiste; è scegliere di assumere su di sé le croci del mondo, non per subirle, ma per trasformarle; è scegliere di scendere nelle ferite della storia con uno spirito di risurrezione, che mai potrà essere vinto, da nessuno.
E questo vale per tutti: per chi è povero, perché possa rialzarsi; per chi è più ricco, perché possa comprendere quanto rischio, quanta illusione e quanta ingiustizia si nascondono nelle ricchezze accumulate e nella proprietà privata senza limiti e convertirsi ogni giorno verso una vita più giusta, più solidale, più vera.
La verità non può mai essere separata dalla misericordia, perché siamo esseri limitati, fragili, attraversati da emozioni e contraddizioni. Solo dentro uno sguardo misericordioso possiamo cercare insieme una verità che non schiaccia, ma libera e ritrovare pace.
Pasqua è questo: un cammino di verità nella misericordia, una speranza che non si arrende, una scelta concreta per la vita dei più piccoli.
E forse, proprio da lì — dai più piccoli dei poveri — può rinascere anche il mondo.
Carlo Sansonetti
Presidente Sulla Strada OdV