Oggi non è solo un giorno: è un grido. Donne maya, custodi della vita, io vi ho visto
di Lorella Pica, da 25 anni a fianco delle donne indigene del GuatemalaOggi, nel mondo, si celebra la Giornata Internazionale per la l’eliminazione della violenza contro le donne e, una ministra italiana, ministra delle pari opportunità, donna, mi dice che devo essere felice perché ancora nessuno mi ha ucciso…
No, non sono felice perché non sono morta ammazzata. Sono indignata e voglio continuare a lottare – per rimanere viva, perché nessuna più muoia o sia oppressa, perché nessuno più mi dica che devo gioire per non essere stata ancora uccisa.
Il 25 novembre non è un appuntamento sul calendario. Per me, è un mosaico di volti, nomi, storie, sussurri e ferite che ho incontrato in venticinque anni di cammino con Sulla Strada tra i villaggi del Guatemala, nel mio Paese e in tanti altri nel mondo.
No. Oggi non è una data. Oggi è un grido.
Un grido che ho ascoltato tra le capanne de La Granadilla, Eden, Limón e Ciprés, dove le donne maya e le loro figlie lavorano con la polvere da sparo per costruire i fuochi d’artificio, nei mercati dove vendono le erbe medicinali, nelle capanne di nylon dove le bambine imparano troppo presto a fare silenzio.
Le donne maya non alzano la voce. Eppure, resistono.
La violenza contro le donne non è sempre un colpo.
A volte è un silenzio imposto, un “non puoi uscire”, un “cajate!” (stai zitta!), un “tú no decides” (tu non conti niente!). In italiano, in spagnolo, in tutte le lingue del mondo…

Eppure, in mezzo al machismo più duro, io ho visto qualcosa che nessuno mi aveva raccontato: la resistenza silenziosa delle mujeres mayas.
Ho visto donne che portano avanti la famiglia con un coraggio immenso.
Ho visto mani che curano con le erbe e conservano i semi originali, perché la medicina, per molte, è l’unico potere concesso.
Ho visto un modo tutto loro di sopravvivere: stare ostinatamente dritte anche quando la vita le ha piegate.

Con Sulla Strada, abbiamo imparato una cosa fondamentale:
non si salva nessuna donna se prima non si ascolta la sua cultura.
Per questo, noi donne di Sulla Strada, siamo entrate nelle case delle nostre compagne in Guatemala con rispetto, senza imporci, senza giudicare.
Abbiamo parlato con i mariti. Sì, proprio così. Li abbiamo coinvolti, calmati, rassicurati. Perché proteggere una donna non significa crearle un nemico in casa. Con parole semplici abbiamo detto che vogliamo aiutare le famiglie, non dividerle.
E poi ascoltiamo le donne. A porte chiuse. A cuore aperto.
Le donne, se sentono che c’è autenticità rispondono, all’inizio timide ma poi con fiducia.
Raccontano di notti di paura, di grida trattenute, di sogni mai detti.
E ci raccontano anche di figli che guardano e imparano. E di quanto tutto questo pesi nel cuore.
Da una di queste donne ho sentito una frase che non dimenticherò mai: “Si me rompo yo, se rompe mi familia” (Se mi spezzo io, si spezza la mia famiglia).
In quella frase c’è tutta la tragedia e tutta la forza della mujer maya.
Da questo ascolto nasce il nostro sogno più grande, che stiamo portando avanti anche grazie alle ragazze volontarie dei Corpi Civili di Pace che da due anni sono presenti al nostro villaggio: un Comité de Mujeres Sabias (un comitato di donne sagge), dieci donne scelte dai villaggi, rispettate, empatiche, capaci di essere leader, punti di riferimento per le altre donne.
Non attiviste. Non femministe in un senso occidentale. Senza fare manifesti né gridare slogan.
Sono donne che si proteggono tra loro.
In un paese dove questo semplice gesto è rivoluzionario. Insieme stiamo costruendo una risposta che serve a tutte: “Aquí no estás sola”, qui non sei sola.
Perché nessuna donna lo è davvero, se un’altra le tiene la mano.

E questo vale per tutte, per le ragazze italiane che hanno paura di tornare a casa la sera, per le madri che dormono con il telefono in mano “per sicurezza”, per le ragazze aggredite da chi diceva di amarle.
La violenza contro le donne è un’emergenza globale, figlia del patriarcato in tutte le sue forme, di un sistema che insegna agli uomini a possedere e alle donne a sopportare.
Non possiamo più aspettare. Non possiamo più tacere.
Oggi, dopo la mia esperienza e dopo 25 anni di cammino con Sulla Strada, posso dire che dove c’è una donna che si solleva, c’è una crepa nel muro del patriarcato.
E da quella crepa entra luce.
Lorella Pica
Coordinatrice dei progetti di Sulla Strada OdV e da 25 anni al fianco delle donne indigene del Guatemala