proposta di una nuova civiltà

Sembra non esserci via di scampo. Davanti a noi c’è la tragedia, dietro di noi la strada è ormai distrutta. Siamo bloccati.

Da una parte, davanti a noi, a Gaza, c’è una guerra sempre più radicale nella sua brutalità, sterminatrice, evidentemente genocida, e dall’altra, dietro di noi, c’è l’Occidente e la sua civiltà che avevano in sé tutte le potenzialità per impedire che così finisse, ma NON HANNO FATTO NULLA. 

Con il trascorrere degli anni, piano piano, si è venuto frenando l’impulso democratico dell’Occidente, mentre la logica e la stessa Cultura (oggi così pesantemente attaccata delle destre estreme nel mondo) premevano perché l’Occidente velocizzasse maggiormente il suo cammino verso una piena Democrazia, con sempre nuove conquiste sociali, con sempre più spazi geografici a cui partecipare, attraverso il dialogo sincero e rispettoso, queste conquiste.

Invece, la democrazia si identifica oggi, da diversi anni ormai, con le chiusure egoiste e non più con la solidarietà.
Elon Musk è arrivato a diffondere globalmente il suo messaggio: “La più grande debolezza dell’Occidente è l’empatia”. 

È questo egoismo, radicato profondamente in se stessa, che ha ucciso la civiltà occidentale.

LA CIVILTÀ OCCIDENTALE È MORTA.

Sì, l’Occidente non ha più il suo spessore. È pura apparenza, è ormai solo la corteccia esterna dell’albero magnifico che fu: dentro non scorre più la sua linfa e l’albero si è marcito, è morto.

E così bisogna iniziare, in modo molto deciso, un percorso di costruzione di una nuova civiltà. Ecco l’unica strada percorribile, non ce n’è altra.
Si potrà posticipare, ma ogni giorno che passa senza che facciamo nulla sarà solo tempo di tragedie, di sangue, di disperazione, di morte: una mamma, una pediatra, che piange i suoi nove piccoli uccisi dagli israeliani è l’emblema di questo giorno che abbiamo perso in chiacchiere.

Bisognerà tener conto, da una parte, delle evidenti mete di grande valore sociale raggiunte dalla democrazia nei primi decenni della sua vita, iniziata appena è finita la Seconda Guerra Mondiale, mete che hanno riempito di speranza l’intera umanità. Ma, dall’altra, non possiamo soprassedere a tutte quelle scelte politiche, economiche, sociali e dei mezzi di comunicazione, che hanno giustificato il rampante egoismo, deciso sempre più a difendere le sue conquiste e la sua avidità per la piccola fetta di umanità, lì dove era impiantata quella democrazia. 

La democrazia, da fonte di acqua zampillante e limpida, è divenuta pozzanghera sporca e avvelenata. Invece di essere il tempo e il luogo dell’impegno continuo, della responsabilità sulla vita del mondo intero, è divenuta tempo e luogo per acquisire dei privilegi e lotta per tenerli tutti per noi, senza più pensare di condividerli con più gente possibile.
L’egoismo ha marcito i cuori di tanti.

L’Occidente ha chiuso gli occhi di fronte alla corruzione che montava nel suo seno a livello personale, sociale, istituzionale, politico. Questa corruzione è stata la causa della sua morte. Avevano ragione, molta ragione, quelli che contestavano Andreotti gettandogli addosso questa accusa: “Il potere logora” (la sua immediata battutina furba – “Sì, il potere logora… chi non ce l’ha!” – la dice lunga su un Potere che era già diventato arroganza allora).

L’Occidente è ormai distrutto e bisogna sostituirlo con una nuova civiltà globale, costruita questa volta sulla civiltà della povertà, intesa così: “di poco esser contenti”, gettando via da noi, il più lontano possibile, la civiltà della ricchezza, che ha dominato il mondo per troppi secoli e che grandi lutti e tante ferite ha inferto alle grandi maggioranze dell’umanità.
L’esperienza della nostra piccola Associazione in Guatemala ci conferma che per poter essere felici dobbiamo essere solidali, non c’è altra via:
sto bene se tu stai bene.

Impostiamo i rapporti tra i popoli sulla convivialità delle differenze, che non permetta più l’egemonia di questa o quella cultura nei confronti delle altre (“l’Occidente”, ad esempio, ma anche “l’Oriente”, guardando alla Russia e alla Cina, o il gruppo di Paesi identificati con l’acronimo “BRICS+” – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, ai quali si sono aggiunti negli ultimi due anni anche altri paesi con economie emergenti).

Le sfide sono grandi, ma non sono più dilazionabili. Gaza è il fallimento dell’intera umanità e solo una nuova, radicale, impostazione dei rapporti potrà riscattarla. 

La politica non è affatto pronta a produrre questo nuovo modello, per cui sarà la Società Civile a doversene fare carico.
I partiti ci hanno inquinato con le loro ideologie assolutiste, dogmatiche, che, negli ultimi anni, sono soprattutto quelle di destra estrema. Queste ultime hanno un nemico comune fondamentale da abbattere: il potere culturale, scientifico, umano.

Ma questo potere è stato messo dentro l’umanità e nessuno riuscirà mai a sradicarlo da lì. Piuttosto, dobbiamo guardare proprio a quel potere, dobbiamo riconoscerlo, basare su di esso la nuova civiltà e radicare ogni nostra scelta comune su un confronto continuo, culturale e scientifico, per avere speranza nel futuro. 

Carlo Sansonetti
Presidente Sulla Strada OdV