25 anni di Sulla Strada:
uno sguardo al passato e una visione di avvenire25 anni fa, alcuni visionari raccontavano un sogno che avevano nel cuore e il loro racconto si sparse in una piccola comunitĆ cristiana dellāUmbria. Fu come seminare la parola nei loro cuori.
La comunità credette a quelle parole e volle che il sogno diventasse realtà , fornendolo dei mezzi economici necessari. Fu così che il sogno iniziò a farsi largo dentro la storia.
Approdammo in Guatemala, terra dove ingiuste strutture sociali ed economiche tengono schiavizzati migliaia di bambini in un lavoro alienante e pericolosissimo: maneggiare polvere da sparo per costruire petardi e fuochi artificiali!
Il nostro punto di arrivo fu un villaggio, di poco più di centocinquanta persone che abitavano alcune decine di catapecchie, messe su con lamiere arrugginite e teli di plastica fatiscenti, a sette chilometri dal centro abitato di San Raymundo. Il villaggio era abbandonato a se stesso e mai ci era arrivata lāacqua, nĆ© la luce. NĆ© una scuola.
Una desolazione, un pianto nel cuore!

Ma fu quella condizione che ci convinse a iniziare proprio lì il nostro progetto, che era quello di costruire una scuola, per offrire a quei bambini altre opportunità di vita: sentimmo come stessimo accendendo una luce in un luogo da sempre oscuro.
Oggi possiamo dire, con cognizione di causa, che quando si accende una luce dove mai era arrivata la luce, quella luce non dovrĆ mai più spegnersi, perchĆ© altrimenti era meglio non averla mai accesaā¦
A quella scuola si iscrissero i venti bambini del villaggio. Oggi quelle bambine e quei bambini, arrivando anche dai villaggi vicini, sono diventati 350 e la scuola conta con un asilo, le sei elementari e le tre scuole medie. Questāanno stiamo aggiungendo anche laboratori di formazione professionale.
Eppure, vorrei affermare, la cosa più importante non sono gli edifici o la mensa, o il centro medico che abbiamo costruito nel tempo, ma i valori più profondi che ci hanno guidato e gli altri che abbiamo imparato (meglio dire: che stiamo imparando!).
Ecco dunque le considerazioni, fatte sulla base della nostra esperienza di 25 anni Sulla Strada, per i prossimi 25 anni di camminoā¦
Siamo sulla strada, stiamo camminando.
Sono 25 anni che camminiamo insieme ai poveri, ai più piccoli dei poveri. Non possiamo correre, perchĆ© altrimenti in tanti rimarrebbero indietro, soprattutto i più deboli. Loro, infatti, fanno della lentezza la garanzia di una vita che si può allungare di un giorno, ogni giorno. E la lentezza riversa in abbondanza, nei loro cuori, pazienza, gentilezza, sorriso, gratitudine⦠E la mansuetudine, che per me ĆØ la virtù più alta, la più bella, la più āgenuinamenteā umana, che noi però abbiamo perso, purtroppo. Alla scuola dei più poveriimpariamo di nuovo le regole del ābuenvivirā.
Le ricchezze materiali portano con sĆ© lāinganno della velocitĆ : cercano di persuaderti, con lāinganno tipico della malizia, checon esse puoi fare di più e con meno tempo! Ma i tempi degli esseri umani non obbediscono alle leggi del mercato: la vera economia ĆØ al servizio degli uomini e delle donne, non viceversa. E ogni luogo, per le caratteristiche che lo contraddistinguono, ha la sua economia, la sua regola. Nel mondo dei poveri non si può e non si deve correre!

In un progetto come il nostro, poi, dove la ricompensa non ĆØ materiale, ma umana, correre fa male, perchĆ© ci si stanca subito e si molla facile dopo un poā.
Di per sĆ©, il cammino stesso ĆØ lento, e la lentezza, come dicevamo, ha una saggezza e una ricchezza di rapporti che la velocitĆ esclude, o almenoemargina, scansa da sĆ© con un senso di fastidio, perchĆ© la rallenterebbe: ĆØ lāesperienza del guardare, del fermarsi ed entrare, dellāincontro, dellāascoltare, del parlare, del conoscere e riconoscere, di imparare, di apprezzare, di mettersi in discussione, di impegnarsi. Di stare.
La velocità è una sorta di ricchezza alienante,che ci allontana da noi stessi, perché ci impedisce la riflessione profonda e umanizzante.

Ci esaltiamo per le grandi meraviglie della tecnica e per le capacitĆ dei grandi capitali di realizzare progetti impensabili: poco tempo fa, in mare aperto, di fronte alle coste atlantiche del PanamĆ”, diverse ditte sono riuscite a ācostruireā, dal nulla, due isole di qualche decina di ettari ciascuna e di renderle appetibili con lotti milionari. CosƬ si sono rifatti, con interessi altissimi, dellāinvestimento che avevano fatto.
Ma, a fronte di tanta esaltazione per queste visioni e conquiste dellāumanitĆ , inimmaginabili fino a poco tempo fa, perchĆ© contemporaneamente non ci scandalizziamo per la cecitĆ e lāinazione dellāumanitĆ nei confronti del mondo dei più poveri? PerchĆ© non ci indigniamo quando, addirittura, si fa la guerra ai poveri, soprattutto quando cercano una via di fuga dal loro inferno? Ā Forse che il guadagno milionario ci esenta dallāessere umani? Forse che il riscatto dalla miseria e la riconquista della dignitĆ di un essere umano non ĆØ una ricompensa incommensurabile?
Sulla Strada non ĆØ un progetto specifico, ĆØ uno stile di vita, una scuola, unāopzione fondamentale: esserci sempre, incondizionatamente e gratuitamente, ma solo per i poveri e per chi si immerge nel loro mondo.
Carlo Sansonetti
Presidente Sulla Strada OdV