Senza acqua non c’è vita
Risorsa scarsa o mal gestita?Nel pensiero comune l’acqua sembra essere una fonte inesauribile, essa ricopre la maggior parte della superficie terrestre e il suo ciclo si ripete all’infinito.
Le società umane sono nate e si sono sviluppate attorno ad essa, elemento indispensabile per bere, cucinare, lavarsi, per spostarsi da un luogo all’altro e attualmente sfruttata principalmente dai settori agroalimentare e industriale.
Tuttavia, pur occupando la maggior parte della superficie terrestre, solo il 3% di questa risorsa è potabile e perciò utilizzabile per le necessità primarie delle persone.
Le merci scarse, tra le quali appunto l’acqua, tendono ad acquisire valore economico diventando oggetto di appropriazione e di scambio fra gli uomini. Nel caso delle risorse naturali il concetto di scarsità si complica poiché molte risorse in natura sono (in teoria) non appropriabili. A causa dell’aumentato e spesso non sostenibile utilizzo, anche la qualità di queste risorse risulta gravemente diminuita.
Ogni sistema sociale deve perciò risolvere il problema di come allocare le proprie risorse scarse per il raggiungimento di determinati obiettivi. La ragione per cui esiste un sistema economico è che si ottengono benefici dallo scambio delle risorse: nessuno è costretto all’autosufficienza. In tale contesto di scelta, tuttavia, spesso non si reputa importante la sorte futura del mondo (cambiamento climatico) e più in generale non si considerano i diritti delle generazioni future.
Proprio a causa del cambio climatico (e del costante aumento della popolazione mondiale), uno dei fenomeni a cui portare attenzione e a cui trovare risposte è quello della siccità, in alcune aree del mondo si parla di una vera e propria desertificazione e in altre, tra cui l’Europa, è un problema nuovo e inaspettato. L’Italia, ad esempio, nel 2023, con una contrazione del 38% circa rispetto all’anno 2022, è il Paese europeo che ha risentito maggiormente della carenza d’acqua, seguito da Francia e Spagna.

Per tutti questi motivi oggi si parla di crisi idrica e si stanno iniziando a pensare soluzioni a livello globale, che presuppongono la cooperazione fra Paesi e l’impiego di tecnologie innovative.
Secondo il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche nel mondo già 4 miliardi di persone vivono in condizioni di grave scarsità fisica di acqua e secondo uno studio di Cassa Depositi e prestiti al 2050 la domanda di acqua raddoppierà o triplicherà rispetto al consumo mondiale attuale.
In Europa si dibatte soprattutto sulle possibili perdite economiche a causa di questo fenomeno, mentre in altre zone del mondo questo problema riguarda la sopravvivenza delle persone e la possibilità di avere una vita sana e degna.
In Guatemala è indubbio che il tema della gestione dell’acqua sia centrale, il quale è indissolubilmente legato al tema degli incendi forestali. Il cambiamento climatico, infatti, genera temperature più alte della media, bassa umidità e periodi prolungati senza pioggia; tutto questo, sommato all’accumulazione di materia organica secca (combustibile) nei boschi, facilita l’inizio e la propagazione di incendi forestali.
Inoltre, secondo i dati del Governo, la qualità dell’acqua dei bacini presenti nel territorio è molto bassa a causa dell’inquinamento dovuto ad attività di uso domestico e agroalimentari.
Il servizio idrico raggiunge l’81% della popolazione, lasciando scoperto un 17% delle abitazioni; mentre il sistema fognario copre solo il 66% dei domicili, con un conseguente 33% senza servizi.

A Cerro la Granadilla, luogo dove presto servizio con i Corpi Civili di Pace, l’acqua è una risorsa sicuramente scarsa e spesso mal gestita.

In questi mesi ho avuto l’occasione di assistere ad una riunione del COCODE (consiglio comunitario di sviluppo urbano e rurale), l’organo decisionale a livello comunitario qui in Guatemala, dove si è parlato della condizione di alcune famiglie della zona a cui manca l’acqua per intere settimane oppure ne ha accesso solo durante gli orari notturni, costringendole a lavorare e occuparsi delle faccende di casa di notte, questo perché il sistema di distribuzione dell’acqua non è efficiente ed equo.
Oltre a questo problema, l’acqua disponibile è altamente inquinata da terra, rifiuti e acque reflue.
Da gennaio a maggio in questa zona abbiamo vissuto una stagione secca, non abbiamo mai visto la pioggia e tutta la zona era completamente arida e a rischio di incendi. L’unico fiume nella zona per metà anno è secco a causa della siccità e in generale è contaminato da plastica e rifiuti. Il Rio de las Vacas, che scorre poco distante da noi, è addirittura uno dei fiumi più inquinati del mondo, si stima che il 2% della plastica riversata negli oceani venga dal fiume Motagua, di cui il Rio de las Vacas è un affluente.
Tornando in Italia per il rientro intermedio, mi sono resa conto della fortuna – o, meglio, del privilegio – che abbiamo ad avere un accesso costante e sicuro all’acqua, un’acqua di qualità e nella maggior parte dei casi potabile (per lo meno in Lombardia e in particolare nelle zone vicino alle montagne). Che anche nei periodi in cui si parla di allarme siccità, l’acqua non smette mai di scendere dai nostri rubinetti. Che utilizziamo e sprechiamo molto più dell’acqua che realmente necessitiamo.
La profonda separazione fra le nostre vite occidentali capitaliste e la natura che ci circonda molto spesso non ci permette di comprendere che le risorse naturali non sono infinite e che andrebbero utilizzate con rispetto e lungimiranza. Le popolazioni indigene, che hanno conservato un rapporto di profonda vicinanza e dipendenza dalla natura, hanno molto da insegnarci. Tuttavia, purtroppo, sono spesso coloro che risentono di più della scarsità delle risorse e della devastazione e sfruttamento dei loro territori.
Senza acqua non ci può essere vita.
Perciò è fondamentale imparare a valorizzarla e conservarla.
Giada Tironi
Volontaria CCP in Guatemala 2023-2024