LA STORIA DI MIRNA
UN AGGIORNAMENTOUn mese fa vi abbiamo raccontato la storia di Mirna, una giovane ragazza del nostro villaggio fuggita dalla propria casa perché raggiunta dalla violenza di un padre – e di una cultura in generale – che non vuole concedere alcuna libertà alle donne. Mirna aveva raggiunto l’età per essere “educata” al suo ruolo nella società ma non lo ha sopportato: ha preferito fuggire, ha preferito vagare per le strade di una città che non conosceva e chiedere l’elemosina, esponendosi a enormi rischi, piuttosto che piegarsi a quella violenza.
Vi abbiamo raccontato di come Mirna si sia salvata grazie alla forza della comunità che si è creata intorno alla scuola Abuelita Amelia Pavoni, una scuola che non lascia soli i suoi studenti neanche quando crescono o smettono di frequentare le lezioni.
Quando Mirna è finalmente tornata al villaggio La Granadilla, è stata accolta a casa di uno zio che ha garantito a Sulla Strada che l’avrebbe trattata come una figlia amata, che l’avrebbe iscritta alle medie nella nostra scuola, che non le avrebbe dato altri motivi per fuggire.

E così è stato, per fortuna! Mirna ora è iscritta a scuola e frequenta la prima media, sta faticando un po’ a mettersi in pari con i compagni e le compagne perché ha saltato i primi mesi di lezione ma è una ragazza determinata e appassionata e siamo certi che non avrà problemi a recuperare.
A casa degli zii si trova bene anche se, naturalmente, prova molta tristezza all’idea di non poter tornare a vivere con la sua famiglia. La madre, i fratelli e le sorelle le mancano molto anche se li vede a scuola e si incontrano ogni volta che vogliono. Quando invece è il padre a volerla visitare, deve essere presente la psicologa della scuola, Maria José Tezén de Leon.
A lei Mirna ha confidato che, più di tutto, la preoccupa la possibilità che le sue sorelle subiscano le stesse violenze che ha dovuto subire lei. Maria José, d’accordo con noi di Sulla Strada, le ha assicurato che faremo tutto ciò che è in nostro potere per vegliare su di loro: la sua, insomma, è una famiglia “attenzionata”.
Di fronte a questa storia e ad altre che abbiamo intercettato, e dal confronto con il nostro staff guatemalteco e i maestri, è emerso un quadro chiaro: molto spesso la sofferenza dei bambini in famiglia non è dovuta solo alla povertà materiale ma, soprattutto, a una “povertà genitoriale”, a una totale mancanza di coscienza, cioè, di cosa significa essere padri e madri.
È per queste famiglie – come quella di Mirna (un nome, lo ricordiamo, di fantasia) – che abbiamo accolto la proposta del nostro staff locale: costruire una casa per accogliere i bambini che si trovano in situazioni familiari precarie, di violenza e di estrema povertà. Bambini a rischio abbandono e senza guida.
Per quei bambini che vivono senza una carezza se non da mani indecenti, senza un abbraccio se non per tenerli fermi, senza una cura e senza un sorriso di vero Amore.
La casa si chiamerà LA MARAVILLA DE UNA SONRISA – la meraviglia di un sorriso – perché è proprio un sorriso di vera speranza, di vera libertà e autodeterminazione quello che vogliamo donare ai bambini che accoglieremo.