IN FUGA DALLA VIOLENZA

Oggi vi raccontiamo una storia di ordinaria disperazione, una storia come tante in un contesto di povertà ed emarginazione come quello del villaggio La Granadilla. È una storia come tante ma ha un esito diverso perché, al contrario di tanti altri luoghi di povertà ed emarginazione, nel villaggio La Granadilla esiste la scuola Abuelita Amelia Pavoni e, con essa, la rete di attenzione e cura sostenuta da Sulla Strada e quindi da tutti voi!

Oggi vi raccontiamo la storia di Mirna, nome di fantasia per una bambina a cui vogliamo davvero bene.

Mirna è una bambina di 13 anni che conosciamo da quando è piccola: ha frequentato tutto il ciclo delle elementari nella nostra scuola, distinguendosi per la sua curiosità e vivacità, e ha termitato la sesta ormai due anni fa.

I primi di febbraio di quest’anno, quando finalmente abbiamo avviato le scuole medie e abbiamo quindi richiamato tutti i vecchi studenti affinché si iscrivessero, abbiamo notato con sorpresa che Mirna tardava a presentarsi a scuola.

Strano, ci siamo detti, Mirna era una studentessa eccellente e ha sempre detto che avrebbe voluto continuare a studiare fino all’università perché le piaceva moltissimo stare sui libri e imparare tante cose.

Siamo andati a casa sua per saperne di più: qui abbiamo trovato il papà, che ci ha liquidato frettolosamente dicendo che Mirna non voleva più andare a scuola ma preferiva lavorare e aiutare sua mamma in casa.

Abbiamo insistito per poter parlare direttamente con lei ma non c’è stato nulla da fare.

Tante bambine trovano un carnefice in chi dovrebbe proteggerle

Nei giorni successivi ogni tanto la incontravamo, la vedevamo passare davanti alla scuola con gli occhi bassi, era sfuggente e non rispondeva ai nostri richiami. Non voleva farsi avvicinare, era cambiata: non era più la bambina di una volta.

Qualche settimana più tardi una voce allarmata ha fatto il giro del villaggio arrivando fino alla nostra scuola: la piccola Mirna non era più tornata a casa.

Lo stesso giorno la madre, incinta di 8 mesi con altri 7 figli da sfamare, è venuta da noi per chiedere aiuto: ci ha raccontato che quel mattino, al suo risveglio, ha visto che Mirna non era in casa e fino a quel momento, in serata, con il buio che avanzava, ancora non era tornata.

L’allarme si è sparso in tutto il villaggio, l’abbiamo cercata, ma di Mirna non c’era traccia.

Due giorni dopo, con l’ansia che aumentava e la disperazione che si faceva strada nei nostri cuori, qualcuno l’ha riconosciuta a San Juan de Sacatepéquez, una cittadina lontana 30 km dal nostro villaggio: l’hanno vista che vagava per le strade chiedendo l’elemosina.

La polizia ha preso in carico la piccola Mirna, portandola in caserma e avvisando il papà. Ma subito si è capito che qualcosa di grave era successo proprio in famiglia: terrorizzata all’idea di tornare a casa dal padre, Mirna era agitatissima e si rifiutava di parlare con la polizia e l’assistente sociale.

Abbiamo chiamato la psicologa della nostra scuola, Maria José Tezén de Leon, che Mirna conosce bene. È accorsa subito per sostenerla e aiutarla in questo momento così particolare e difficile. Con Majo, la ragazza si è aperta, si è confidata, ha sciolto il masso che le si era formato nel cuore e si è affidata a qualcuno di cui sapeva di potersi fidare. Finalmente, ha accettato di tornare al villaggio La Granadilla dopo che un suo zio materno ha garantito che si sarebbe preso cura di lei.

Noi di Sulla Strada abbiamo garantito alle forze dell’ordine che avremmo monitorato questa nuova quotidianità di Mirna e abbiamo assicurato tutto l’appoggio materiale e psicologico di cui avrà bisogno per affrontare l’inferno che ha dovuto vivere e uscirne con la serenità che merita una bambina.

Non si può descrivere la felicità di Mirna quando ha saputo che avrebbe potuto ricominciare a studiare e iniziare a frequentare, anche se con ritardo, la prima media all’Istituto Nacional Basico Abuelita Amelia Pavoni!

LA STORIA DI MIRNA È, PURTROPPO, UGUALE A QUELLA DI TANTE ALTRE BAMBINE CHE SI RITROVANO CON UN ORCO IN CASA, CHE HANNO UN CARNEFICE IN CHI, INVECE, DOVREBBE PROTEGGERLE.

Mirna è passata attraverso l’inferno ma ne è uscita e adesso può sognare un futuro di libertà perché ha trovato una mano tesa proprio quando ne aveva più bisogno. Ma non possiamo non pensare a tutte le Mirna del Guatemala – e di ogni parte del mondo – che si ritrovano sole, abbandonate a loro stesse, a vivere di espedienti a causa della povertà, dell’ignoranza e dell’emarginazione.

Anche questo fa parte della grande visione che ci muove: una scuola come centro della comunità, come luogo di aggregazione e di creazione di cultura e relazioni, una scuola che non lasci solo nessuno e che, anzi, vada a recuperare i propri studenti anche in fondo ai tunnel in cui possono sprofondare in ogni momento.

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