Contro il lavoro minorile

Contro il lavoro minorile

Sono più di mezzo miliardo le bambine e i bambini che hanno tesori nascosti ma che non conosceranno mai perché costretti a lavorare 10, 12 ore al giorno. La scuola, unica a poterli fare emergere, è un lontano miraggio per la loro condizione di minori sfruttati nel lavoro.

Tra le tante forme, tutte aberranti, di sfruttamento dei minori (anche bambini e bambine di 5 anni!), noi facciamo la nostra testimonianza dei più estremi, perché siamo immersi in uno dei peggiori. Il nostro pensiero spazia tra le colline e le valli intorno a San Raymundo, in Guatemala, dove, a migliaia, i bambini sono impiegati per costruire petardi e fuochi artificiali, e di là va oltre e piange per il destino di troppi minori che non hanno futuro.

Penso dunque alle bambine e ai bambini che vivono negli anfratti ancora sconosciuti di quelle colline e di quegli sprofondi, bambine e bambini che ancora maneggiano polvere da sparo e intrecciano petardi, bambine e bambini che se non vai a cercarli rimarranno per sempre invisibili, bambini e bambine che quando saltano in aria insieme alla polvere da sparo che esplode, nessuno saprà che quella cosa è realmente avvenuta.

Visita di Sulla Strada a Danni Eduardo

Penso anche alle frotte di bambine e bambini, nelle città dei paesi più poveri, che incontri ai semafori, che ti vendono chiclets o che ti puliscono i vetri, e che ogni sera dovranno portare un po’ di denaro nelle stamberghe dove vivono, se non vogliono essere picchiati pesantemente.

Penso alle bambine e ai bambini che a decine di migliaia, nelle città del mondo, sono venduti al miglior offerente nel turpe mercato della prostituzione minorile.

Penso ai bambini soldato dei paesi africani e mediorientali in guerra, a cui i generali fanno iniettare droga perché arrivino a godere, sia nell’uccidere chi li supplica di non farlo, sia nel chiedersi, ridendo e ammiccando fra loro mentre seviziano un prigioniero, manica corta o manica lunga?, per decidere se, con il machete, gli taglieranno il braccio sopra al gomito o al polso.

Sono più di mezzo miliardo le bambine e i bambini in quelle condizioni, che hanno un tesoro nascosto in loro ma che nessuna scuola permetterà mai loro di scoprire e usare, perché scuole per loro non ce ne sono. I G7 e i G20, troppo Grandi per vedere quei minuscoli esserini, non riescono ancora a comprendere che solo investendo su di loro, su quel mezzo miliardo di bambine e bambini, arricchirebbero il mondo, non solo di bellezze e dignità, ma anche economicamente, e darebbero anche ai loro figli e figlie del sangue, minuscoli esserini anche loro, uno spirito che li renderebbe felici di essere sorelle e fratelli di bambine e bambini tanto lontani da loro.

Quelle bambine e quei bambini sono così privati, ancora una volta, della possibilità di conoscere se stessi, i propri talenti e la capacità di apportare, al bene del mondo e dell’umanità, lo specifico che ciascuno di loro ha per il bene di tutti. Questo è il primo impoverimento, il primo scippo, perpetrato contro l’infanzia, ma fatto anche all’umanità tutta.

La povertà inizia dalla umana stupidità, lasciata a briglie sciolte, libera di tenere per sempre imprigionate le infinite ricchezze che abitano nello scrigno del cuore e della mente di quelle bambine, di quei bambini. È una stupidità che investe sulla guerra e la competitività, morte per l’umanità, ma non sui bambini, futuro e vita dell’umanità.

Quelle bambine e quei bambini invisibili, di cui dicevamo, se non vai a cercarli, non potrai mai trovarli e saranno per sempre perduti.

All’ingresso della nostra scuola campeggia significativamente una scritta nera su fondo giallo: LA DIGNIDAD DE LOS NADIES (la dignità dei nessuno). Gli ultimi, quelli che nessuno conosce, per noi sono i più importanti, stanno al centro della nostra vita, sono la nostra gioia. Ecco allora il nostro grido: “PRIMA GLI ULTIMI!”.

Quando poi esci dalla scuola trovi l’altra scritta, presa dal profeta Isaia, rivolta ad ogni bambina e ad ogni bambino che in questa stessa scuola sta forgiando con fatica la propria dignità, che le/gli era stata negata fino a poco prima: Io faccio di te luce per le nazioni, te, il disprezzato, te, il reietto delle nazioni.

 

Estratto dal libro “Perciò” di Carlo Sansonetti
Presidente Sulla Strada OdV

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