FONDO DIRITTO ALLA SALUTE

Salvare un figlio non deve significare indebitarsi a vita

FONDO DIRITTO ALLA SALUTE

Salvare un figlio non deve significare indebitarsi a vita

Sono le due del mattino e Mattia, 8 anni, piangendo, sveglia sua madre: “Mamma, mamma, ho un dolore grande alla pancia, qui” e il bambino indica alla mamma un punto poco sotto il fegato. Anche il papà si è svegliato, e tutti e due vedono che Mattia sta veramente male, pallido e sudato. Chiamano la guardia medica. Tempo quindici minuti e arriva il dottore. Visita il bambino, ma gli sono sufficienti due minuti per dire ai genitori: “È un’appendicite acuta, il bambino deve essere operato subito!”. Al mattino, verso le 10, Mattia si sveglia dall’anestesia e vede i volti, pieni di apprensione, di papà e mamma chini su di lui, che sta in un letto di ospedale. Mattia si è salvato da una brutta peritonite e anche da una possibile morte atroce, per l’operazione totalmente gratuita a cui si è potuto sottoporre grazie al nostro tanto bistrattato Servizio Sanitario Nazionale.

A quell’identica ora, in uno sconosciuto villaggio del Guatemala, Maria, anche lei di 8 anni, ha gli stessi sintomi di Mattia e anche lei sveglia i suoi genitori, che dormono al suo fianco, sul pavimento in terra della loro capanna, con una sottile coperta che fa da materasso. Non hanno luce elettrica e devono accendere una candela. Al fioco lume di quella fiammella, si intravede la faccetta più smunta del solito di Maria, con una lacrima che le scende silenziosa sulla guancia. Papà e mamma non sanno che fare. Mentre Maria si contorce sempre più sul pavimento per il dolore, suo papà corre dal “curandero” del villaggio, che subito si fa presente nella stanza della bambina. Le tocca la pancina, sente la rigidità della parte e consiglia subito di preparare un decotto di foglie di cactus, con altre di “thé de limón”. La bambina fa una smorfia quando le portano la bevanda e non ne beve se non due sorsetti piccoli. La peritonite ha già preso possesso del suo addome e ogni tanto Maria sviene per il dolore. Poi entra in coma, nell’angoscia sempre più acuta di papà e mamma. Al mattino, verso le 10, i due genitori guardano per l’ultima volta la loro figlia viva. La loro piccola, bellissima e dolce Maria esala l’ultimo respiro, a cui l’ha portata un’appendicite, sempre possibile, sempre in agguato, in qualsiasi posto della terra.

Infine, terzo episodio: siamo ancora in Guatemala e un’altro bambino, Danni, ha quegli stessi sintomi. Il suo villaggio però è inserito in un contesto sociale più composito e, con la macchina di un vicino, suo papà lo può portare alla clinica della cittadina che sta a pochi chilometri. Ha con sé tutti i suoi risparmi: 600 quetzales, circa 70 euro. Gli dicono che il bambino deve essere operato immediatamente e non c’è il tempo per portarlo all’ospedale della capitale che è lontano 4 ore di macchina. Gli dicono che l’operazione gli costerà 8.000 quetzales, poco meno di 1.000 euro. “Ve li darò, ve li darò certamente, ma vi prego, operate subito mio figlio!”. Non si fidano: “Portaci almeno la metà di quella somma e poi lo operiamo”. Papà sa da chi andare. Corre trafelato a casa di doña Juana, “prestamista”, che ha già finanziato viaggi clandestini verso gli Stati Uniti a decine e decine di suoi compatrioti, tutti poveri, con prestiti anche di 6.000 dollari, con un interesse del 15% …mensile!

Doña Juana conosce bene quel signore, sa che è una brava persona, ma gli fa firmare lo stesso il documento che lo impegna vita natural durante a lavorare per lei se non restituirà tutti quei soldi nell’arco di due anni. Il papà non sa scrivere, ma a Juana le basta la sua impronta digitale. Gli dà gli 8.000 quetzales, il papà corre alla clinica e suo figlio Danni viene operato.

Solo quel prestito ha potuto salvarlo…

VOGLIAMO CREARE UN PRESIDIO DI AIUTO PER LE EMERGENZE SANITARIE ALLA GRANADILLA E NEI VILLAGGI VICINI!

L’abbiamo detto molte volte: l’estrema povertà è come le sabbie mobili. Senza un aiuto esterno da là nessuno può uscire.
Vogliamo dunque costituire il Fondo per il Diritto alla Salute, un fondo per le emergenze sanitarie.

Apriremo un conto dedicato solo a queste emergenze.

Non vogliamo più sentire di altre Maria che muoiono dalla sera alla mattina per un’appendicite, né di genitori che si fanno schiavi di individui senza scrupoli pur di salvare la vita al loro Danni.

Di fronte a questi drammi e a queste emergenze sanitarie, noi vogliamo essere un punto di riferimento certo, a cui approdare e dove ricevere un aiuto. Con il Fondo Diritto alla Salute vogliamo assicurare alle famiglie un sostegno economico immediato per evitare che si rivolgano agli strozzini, come fanno oggi. Sarà un prestito solidale, a interessi zero, che i beneficiari potranno poi restituire con i loro tempi, in base alle loro disponibilità.

PARTECIPA ANCHE TU A QUESTO FONDO PER IL DIRITTO ALLA SALUTE: UN INVESTIMENTO PER LA VITA, QUELLA DEI PIÙ POVERI!

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