Ni las mujeres, ni la tierra, somos territorio de conquista

“Sì sono una strega, siamo figlie delle streghe che non siete riusciti a sterminare. Siamo streghe e ci rafforziamo in comunità, ci curiamo con i nostri saperi ancestrali che rendono forti i nostri sogni, i nostri corpi, affinché le nuove generazioni abbiano la forza e lo spirito della vita. Abbiamo imparato a vivere danzando, cantando. Vogliamo giustizia, basta con la violenza sul corpo delle donne, vogliamo la libertà nei territori dove viviamo. Saluto le libertà territoriali che generano vita.”

Aura Lolita Chávez Ixcaquic, Consiglio dei Popoli Kicheper la Difesa della Vita, Madre Natura, Terre e territorio, Guatemala, intervista a Claudia Korol. 2016

Durante la Giornata Internazionale della Donna, l’8 di marzo, a San Juan Sacatepequez come in molte città del mondo, si organizza una marcia per far sentire la voce delle donne e per pretendere i diritti che ancora vengono loro negati a causa della cultura patriarcale.

Pur essendo una pratica ormai diffusa, non va data per scontata perché la lotta alla discriminazione contro le donne cambia in base al contesto culturale e alla storia di ogni Paese.

In America Latina, negli ultimi 20 anni, nel contesto dellespansione dei neo-estrattivismi, si sono moltiplicate le espressioni dei femminismi eco-territoriali, comunitari, rurali e popolari. 

Inaugurazione asilo
8 marzo
Inaugurazione Asilo 4

Per comprenderli, è sicuramente necessario riconoscere le loro origini popolari e periferiche. 

Si tratta di femminismi nati ai margini sociali, etnici e geografici. Donne indigene, contadine e delle zone rurali, che emergono dal silenzio, si mobilitano nella sfera pubblica, ricreano relazioni di solidarietà e nuove forme di autogestione collettiva per far fronte agli effetti negativi dei progetti industriali ed estrattivi.

Inizialmente, molte di queste lotte non si sono dichiarate come femministe, dato che sono molto distanti dai femminismi urbani, che sono associati alle classi medie e più avvantaggiate della società. Questa reticenza iniziale mostra che la riappropriazione del femminismo e la critica del patriarcato sono parte di un processo di costruzione culturale e collettiva.

La possibilità di dare un nome alloppressione domestica e familiare, alla violenza patriarcale precedentemente naturalizzata o messa a tacere, potenzia la lotta, cioè aggiunge lappropriazione del femminismo alla difesa della terra e del territorio.

Qui in Guatemala, in particolare nelle aree rurali, la strada verso una coscienza sui diritti che le donne hanno e sul loro ruolo fondamentale all’interno della società guatemalteca è ancora agli albori, troppo spesso le donne vengono viste come proprietà dell’uomo e come subordinate alla volontà maschile in tutti gli aspetti della vita.

Il tasso di femminicidi del Paese è uno dei più alti, solo nel 2022 si sono registrate 654 morti violente, più di 8 mila denunce di violenza sessuale, più di 24 mila per violenza fisica e altre numerose denunce di violenza psicologica ed economica.

Nella cittadina di San Juan Sacatepéquez, 23 anni fa, proprio in questo contesto di violenza e discriminazione, nasce AGIMS, un’associazione di donne indigene che decidono di occuparsi di promozione dei diritti delle donne, in particolare delle donne indigene, di sensibilizzare sui temi della violenza e della giustizia nelle comunità di San Juan Sacatepéquez, San Pedro e San Raymundo, di difesa e riappropriazione del territorio, tutto attraverso la lente della saggezza ancestrale Maya e recuperando i saperi e le pratiche legati alla cultura Katchiquel.

Decidono di lottare contro la violenza di genere e contro l’occupazione dei loro territori, certe che né le donne né le terre dovrebbero essere oggetto di conquista.

AGIMS è attiva quotidianamente per rendere le donne coscienti di che cosa sia la violenza perché molte ancora credono che gli uomini abbiano diritto a maltrattarle, picchiarle e decidere al posto loro.

E anche in questa giornata dedicata proprio a loro, l’associazione decide di stare in prima linea, sfilando per le strade di San Juan fino alla piazza centrale di fronte al Municipio, con il supporto di donne provenienti da diverse comunità e frazioni della zona che decidono di prendersi questo tempo ed esporsi.

Ciò che colpisce noi, che veniamo da un contesto diverso e che abbiamo uno sguardo “esterno” è il silenzio di queste donne, che pur decidendo di sfilare, non urlano e non cantano. Questo non toglie importanza alla loro presenza, che è forte ed evidente e ci ricorda il nostro privilegio: avere una voce e poterla alzare contro le ingiustizie. Ci ricorda di come in altri contesti sia rivoluzionario anche il solo fatto di scendere in strada, di partecipare ad una manifestazione.

La sfilata viene accompagnata dalle voci delle donne di AGIMS, che sottolineano l’importanza dei diritti ancora da conquistare, i tassi ancora troppo alti di violenza, in particolare quella domestica, tutto in lingua Katchiquel e spagnola. Di fronte al municipio, il corteo si è fermato e le donne di AGIMS hanno esposto la decisa richiesta di essere viste e ascoltate dai funzionari pubblici.

In un successivo comunicato sottolineano nuovamente i punti centrali della loro lotta:

“Come donne organizzate di AGIMS, consapevoli dei problemi sociali e statali contro le donne, ci siamo assunte la responsabilità di prenderci cura delle donne vittime di questi abusi nei comuni di San Juan Sacatepéquez, San Pedro Sacatepéquez e San Raymundo, accompagnando e consigliando le donne sopravvissute alla violenza domestica. Fino ad oggi, sono 350 i casi in cui siamo intervenute, oltre a evidenziare la mancanza di sostegno da parte dello Stato del Guatemala nei programmi di aiuto a questa piaga sociale.

Questo 8 marzo, come donne indigene vittime di abusi da parte delle imprese dell’industria estrattiva in complicità con lo Stato guatemalteco,
chiediamo:

– Rispetto della validità del risultato della consultazione comunitaria dove più del 95% della popolazione ha detto NO all’installazione della compagnia mineraria nel territorio di San Juan Sacatepéquez.

– Rispetto dello Stato di diritto, che i funzionari pubblici rispettino la laicità dello Stato come uno dei principi fondanti della democrazia e della governabilità, garantendo il bene comune per tutti senza discriminazioni.

– Chiediamo, insieme alle organizzazioni della società civile, la protezione e il rispetto della vita delle donne per garantire spazi liberi dalla violenza manifestata in tutte le sue forme, principalmente l’eradicazione della violenza sessuale, dei femminicidi, delle sparizioni e dei rapimenti, rafforzando i Centri di assistenza globale per le donne sopravvissute (CAIMUS) attraverso la necessaria allocazione del budget in modo agile, trasparente e tempestivo.

– Chiediamo ai partiti politici di rispettare l’identità originaria dei popoli indigeni e l’uso improprio elettorale dei nostri vestiti.

– Chiediamo, infine, di rispettare la decisione delle donne, in quanto soggetti di diritto nel contesto politico.”

Articolo delle nostre volontarie dei Corpi Civili di Pace in Guatemala:

Anna Cinelli, Giada Tironi e Sara Pangione.

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