SVILUPPO SOSTENIBILE
di Carlo SansonettiEra una capanna di una quindicina di metri quadrati, semplice e povera: tre pareti fatte di assi di legno più o meno giustapposte, il pavimento di terra leggermente butterato e un tetto di antiche lamiere con una struttura semplice in legno che le sosteneva. Così era la nostra scuola in Guatemala nel 2001.
Lāinterno, cioĆØ lĆ dove non arrivava lāacqua delle piogge nel lungo ātiempo de inviernoā, poteva ospitare una ventina di sedie per i piccoli studenti e una per il loro maestro. Questāultimo aveva a disposizione anche una ācattedraā, cioĆØ un piccolo tavolo che recuperammo nei giri tra le famiglie amiche di San Raymundo.
Poi le cose, piano piano, cambiarono e, con lāaumentare delle iscrizioni, gli abitanti della Granadillaci misero a disposizione un capannone più formale, fatto con travi di ferro a U, ma con pareti e tetto fatti di una robusta plastica di colore blu. Qua i bambini e le bambine potevano essere potenzialmente in quaranta. Il numero fu abbondantemente superato in poche settimane e a questo punto la questione si fece seria: cāera un problema di spazio ma anche di gestione economica che era ben al di sopra delle nostre possibilitĆ .
Fu allora che la passione di Amelia Pavoni prese piede e si impossessò completamente di lei. Per la sofferenza nel sapere che a molte famiglie stavamo negando lāiscrizione dei figli, si ammalò, come solo a una madre, che vede il figlio escluso dal circuito della vita, può succedere.
Quella malattia, man mano che passavano le settimane, avrebbe portato Amelia fino allāagonia in un letto di ospedale. E, arrivata alla fine, ci chiamò ā a me e a Lorella ā e ci disse con un filo di voce:
āmuoio vedova e senza figli. Tutto quello che io ho e che mio marito mi ha lasciato, voglio che sia per quei bambini, perchĆ© voglio che a qui piccoli non manchi mai nulla!ā.
Per lei si adattavano bene le parole che Paolo di Tarso scelse per dire, al suo fedele amico Timoteo, che stava per morire:
āHo combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fedeā.
Ci lasciò circa 60.000 euro, e il Progetto Scuola finalmente si sganciò dalla precarietà giornaliera per agganciarsi a quella annuale: da allora ogni anno dobbiamo cercare le risorse perché a quei piccoli non manchi mai nulla. Ma soprattutto ci fu consentito di proiettarci, per il futuro, verso una scuola integrale: di pensiero, di dialogo e di cultura, un progetto di una sempre maggiore responsabilizzazione.
Allāinizio eraunāunica classe, asilo e prima elementare insieme, oggi abbiamo: due classi di asilo, due sezioni per ognuna della sei elementari e ci avviamo questāanno a costruire le scuole medieā¦
Nella nostra visione di āsviluppo sostenibileā, sogniamo ad occhi aperti, tutti insieme (e con una gran voglia di rimboccarci presto le maniche per realizzare il sogno), che impiantate le scuole medie, riusciremo a mettere su, al Cerro La Granadilla, un liceo e, perchĆ© no?, anche una facoltĆ universitaria.
Ecco uno sviluppo sostenibile degno di questo nome! Non un mero fatto economico, ma fondamentalmente sociale; non materiale, ma di dignitĆ ; non tecnico, ma umano. LĆ dove ĆØ carente la dignitĆ delle persone occorre fare di tutto, anche i salti mortali, perchĆ© a quella bambina, a quel bambino, a quella famiglia ā che vivono di stenti e ai bordi della morte, che non hanno accesso ai servizi elementari della vita ā vengano date le stesse opportunitĆ che hanno tutte le altre bambine, tutti gli altri bambini, tutte le altre famiglie. E āil meritoā di una persona, allora, non sarĆ misurato sulla base di una maggiore conoscenza rispetto agli altri, ma in rapporto diretto a quello che era la sua condizione fino al giorno prima. Chi sarĆ risuscito a superare se stesso, dal punto da dove era partitoal mattino e sulla base delle proprie potenzialitĆ , avrĆ più āmeritiā.
Lo āsviluppo sostenibileā ĆØ per noi un concetto molto più integrale rispetto a quello che siamo abituati ad ascoltare e a subire: da tanto tempo, addirittura dal 1973 allāepoca della grande crisi energetica, si parla di sviluppo sostenibile, ma si continua a depauperare la terra e la povera gente per far sviluppare soltanto il nostro stile di vita consumista.
Per noi di Sulla Strada lo sviluppo vero, quello che possiamo sostenere tutti, è quello della Terra, meravigliosa madre che ci dà la vita e grande casa dove abitiamo, e quello dei nostri fratelli e sorelle più nel bisogno.
Se non sosteniamo questo sviluppo, ogni altro sviluppo sarĆ insostenibile.
Ā Carlo Sansonetti
Presidente Sulla Strada OdV
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