UNA COLOMBA DI PACE VOLA TRA I FALCHI DELLA GUERRA

Di Carlo Sansonetti
L’immagine più forte, “la più dura”, che mi è rimasta impressa dei terribili accadimenti in Israele e Gaza dal 7 ottobre fino ad oggi, è quella dell’ottantacinquenne israeliana Yocheved Lifshitz, rapita dai terroristi di Hamas insieme ad altre 200 persone in quel terrificante 7 ottobre e tenuta in ostaggio fino al suo rilascio lunedì 23 scorso.
Yocheved, nel momento che viene consegnata dal miliziano di Hamas alla rappresentante della Croce Rossa, fa un improvviso dietrofront, allunga il magro e rugoso braccio verso il suo carceriere, gli stringe forte la mano e guardandolo fisso negli occhi gli dice, per due volte, chiara e decisa, la parola chiave della vita: SHALOM… SHALOM!
L’altro, coperto sul viso dalla sua kefiah (tipica sciarpa palestinese), sorpreso ma già complice della donna mentre ricambia la sua stretta di mano, annuisce con uno sguardo, del tutto oramai disarmato.
Non sappiamo se sia stato convinto a mai più usare violenza, ma in quel frangente è stato chiaramente vinto dalla nonviolenza.
Tutto il resto, prima e dopo, e ovunque intorno, è disperazione, è rabbia, è vendetta, è orgoglio, è pervicacia nella violenza, è ostentazione di forza omicida, è guerra, è disumanità. Tutto intorno a quel gesto è solo morte.
La stessa politica sta facendo fatica a dire la parola “tregua”, è confusa su come raggiungere veramente la pace.
Le immagini dei bambini, anche in culla, che vengono decapitati sono talmente raccapriccianti che affondano il loro ricordo nelle viscere di tutti, nei nostri cuori, e non ci mollano più: generano spavento e sgomento, e lo sgomento viene per lo più vinto dalla rabbia incontenibile e la rabbia sfocia nella violenza devastatrice. È una rabbia che però semina, ancora e ancora, solo morte, incapace nella sua disperazione a riportare quei piccoli in vita.
La Bibbia stessa, libro sacro degli Ebrei, ricorda così, ancora oggi, l’orrore della violenza dei babilonesi, che uccidevano senza ritegno i bambini del suo popolo. Quell’orrore esige ancora vendetta, ma in questo caso la delega ad altri:
Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.
Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sfracellerà contro la pietra.
(Salmo 137)
L’atteggiamento dell’anziana Yocheved cambia totalmente prospettiva e si affida, con la semplicità tipica dei bambini, all’umanità che le vive dentro e che è convinta che palpita anche nel cuore dell’altro.
Quel gesto di pace fa di Yocheved Lifshitz profetessa di speranza nei terribili e sanguinosi giorni nostri: lei sa bene che la violenza non si arrenderà mai alla violenza, ma rimarrà spiazzata e vinta solo dalla nonviolenza.

Carlo Sansonetti

Presidente Associazione Sulla Strada OdV

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